Quale approccio propone Insight alla spiritualità?

La parabola dei ciechi e dell’elefante

Un gruppo di ciechi ha sentito che uno strano animale, chiamato elefante, era stato portato in città. Nessuno di loro ne conosceva l’aspetto o la forma. Per curiosità, decisero di esplorarlo al tatto. Ognuno, toccando una parte diversa del corpo dell’elefante, arrivò a una conclusione assoluta: chi toccava la proboscide disse che era un serpente; chi toccava l’orecchio lo paragonò a un ventaglio; chi la gamba, a un tronco d’albero; chi il fianco, a un muro; la coda, a una corda; la zanna, a una lancia.

Questa parabola, ripresa dal poeta americano John Godfrey Saxe (1816-1887), è stata associata al modo in cui l’uomo cerca di conoscere Dio. Ogni cieco crede di possedere l’intero, mentre vede solo una parte. L’analogia è immediata: quante volte le religioni, le scienze, le filosofie pretendono di spiegare l’intero con una sola prospettiva? Non è forse lo stesso principio dei ciechi davanti all’elefante?

Il senso di appartenenza, il rito e il sapere

Tre dimensioni rendono la spiritualità accessibile e coinvolgente per molti: il senso di appartenenza, il rito e il sapere. Il senso di appartenenza offre all’individuo una struttura ideale in cui sentirsi accolto: una comunità che condivide valori e visione può calmare l’ansia del cercare con il fine di evitare trappole, diventando un contenitore stabile. Il rito, invece, è ciò che dona esperienza e dinamicità al cammino spirituale: La ritualità comprende la preghiera, meditazione, esercizi, divinazioni, sacrifici, prove, fino ai battesimi, matrimoni e funerali, capaci di aprire simbolicamente a un mondo altro. Spesso il rito agisce come veicolo di trasmissione di esperienze raccolte in forme-pensiero condivise.

Il sapere, infine, custodisce la conoscenza della tradizione. Viene trasmesso da figure ponte — sacerdoti, maestri, insegnanti, facilitatori — che si assumono il compito di interpretare e rendere fruibili i contenuti spirituali.

Tutti e tre questi elementi — appartenenza, rito e sapere — sono fondamentali. Ma da soli non bastano. Senza un’esperienza viva, incarnata, rischiano di diventare gusci vuoti, forme senza contenuto.

Il lavoro su di sé come base condivisa

Le diverse tradizioni spirituali si sono organizzate attorno a questi tre pilastri, ma ciò che può unificare e rendere concreto ogni cammino è il lavoro su di sé. Insight propone proprio questo: un lavoro che inizia con l’auto-osservazione e si propone di apprendere e radicare comprensioni attraverso di essa.

Usiamo l’arte per allenare l’intuizione. Il gruppo è lo specchio in cui si rivelano i meccanismi interiori, le parti cieche, le resistenze e le possibilità. La fretta è una nemica del lavoro interiore: l’auto-indagine richiede pazienza. In Insight, la soglia d’ingresso è il desiderio sincero di mettersi in gioco e di portare qualcosa di vivo nel gruppo.

Molti, avvicinandosi al lavoro su di sé, cercano subito un maestro. Ma questa può diventare una trappola: si tende a delegare il proprio processo, a usare l’autorità dell’altro come rifugio. Gli allievi si dicono tra loro: “lui è risvegliato, io no e tu neanche!”, oppure “tu non puoi capire la mia esperienza”. E così ci si nasconde.

E ancora: canalizzazioni, viaggi astrali, ipnosi regressive — strumenti potentissimi ma pericolosi se praticati senza basi solide. Senza un radicamento nell’auto-osservazione quotidiana, diventano più una fuga che un cammino.

Le differenze tra religione, esoterismo e lavoro su di sè

La religione è la via ufficiale, istituzionalizzata, che si struttura per essere accessibile alle masse. La sua natura conservatrice serve a garantire continuità e coesione, offrendo un orizzonte spirituale basato su dogmi, riti e comportamenti codificati. Tuttavia, proprio per la sua diffusione capillare, la quantità di aderenti spesso non corrisponde alla qualità dell’esperienza spirituale vissuta individualmente. Ogni religione ha sue peculiarità dottrinali, storiche e liturgiche, ma tutte tendono a custodire una dimensione esteriore, normativa, comunitaria.

L’esoterismo (dal greco “interiore”) rappresenta una via alternativa, meno istituzionalizzata, spesso in contrasto con gli apparati religiosi ufficiali. Se la religione si fonda sulla devozione e sul rispetto delle regole, l’esoterismo si concentra sullo studio del mondo invisibile, dei simboli, delle corrispondenze tra microcosmo e macrocosmo, delle energie sottili. Proprio per questa fame di verità, talvolta le correnti esoteriche cadono nella trappola dell’eccesso, alimentando illusioni, divisioni e mitologie personali che rischiano di smarrire il senso del lavoro reale.

Il lavoro su di sé si pone come punto d’incontro tra la via religiosa e quella esoterica. Le tradizioni mistiche, infatti, emergono dalle religioni storiche e conservano un profondo radicamento devozionale, ma si spingono oltre l’aspetto dogmatico per esplorare l’esperienza interiore e il contatto diretto con il divino. Nella mistica, il linguaggio simbolico dell’esoterismo viene integrato con l’etica e la pratica spirituale della religione, dando origine a un cammino di trasformazione profonda.

Il modello della Quarta Via proposto da Gurdjieff è un esempio moderno di questa sintesi: integra elementi delle principali tradizioni mistiche monoteiste e li riformula in chiave psicologica e pratica attraverso l’auto-osservazione, la presenza e il lavoro nei tre centri (corpo, emozione, pensiero). Non propone una nuova fede, ma una tecnologia interiore per rendere operativo ciò che molte vie spirituali enunciano in termini poetici o liturgici.

Questo mondo esiste da sempre. È il mondo delle anime che hanno cercato, sperimentato, testimoniato. Molti di loro sono oggi riconosciuti come “santi” o maestri, ma il loro percorso è stato, in fondo, un lavoro su di sé. Per accedere a una comprensione autentica della dimensione interiore, è fondamentale partire dallo studio della forma esterna. La mistica è un fiore che nasce da un terreno solido: per comprendere la mistica cristiana, bisogna radicarsi nel Nuovo Testamento; per la Kabbalah, l’Antico Testamento; per il sufismo, il Corano.

Alcuni testi fondamentali sono:

  • Cristianesimo mistico: La notte oscura (Giovanni della Croce), Il castello interiore (Teresa d’Avila)
  • Sufismo: Poesie mistiche, Mathnawi (Jalal al-Din Rumi), Il verbo degli uccelli (Farid al-Din Attar)
  • Kabbalah: Sepher ha-Zohar (attribuito a Shimon bar Yochai, redatto da Moses de León), Sepher Yetzirah (tradizionalmente attribuito ad Abramo)

Queste letture non sono manuali dottrinali, ma mappe esperienziali: custodiscono passaggi, visioni, intuizioni che possono aprire dimensioni interiori profonde. Sono fonti vive ed eterne di indagine, la cui forza consiste nel saper andare oltre i limiti delle strutture religiose per toccare un sapere che appartiene a ogni essere umano in cerca della verità.

Conclusioni: La spiritualita è…

La spiritualità, per Insight, non è un’etichetta, ma un percorso esperienziale diretto, attivo e di conoscenza di sè. Parte dalla consapevolezza della propria frammentarietà — proprio come nella parabola dei ciechi — e si muove verso una visione integrata, paziente, umile. Non si tratta di conoscere l’elefante intero, ma di imparare a riconoscere che la verità va oltre la nostra singola mano tesa nel buio.

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