Come riportato nell’articolo Il vangelo può ancora essere attuale? Insight rivolge un approccio integrato tra i Vangeli, l’Arte e il Lavoro su di sè. Il proposito è quello di applicare queste conoscenze pratiche come specchio che ci aiuta a vedere noi stessi attraverso l’auto-osservazione.
Ci sono momenti nella vita in cui tutto sembra crollare. È in quei vuoti, in quelle attese silenziose, che si può ascoltare qualcosa di nuovo.

Come si potevano sentire gli apostoli nei giorni tra la crocifissione e la resurrezione? In questo articolo non ci interessa affrontare una lettura storica o teologica dei Vangeli, ma provare a utilizzare quell’episodio come spunto per chi oggi si trova a lavorare su di sé.

Il desiderio di lavorare su sé stessi, inizia spesso da un momento di rottura: una crisi, una perdita, un fallimento, un punto di non ritorno o una domanda che emerge nel silenzio di ciò che non funziona più. È il momento in cui ci si rende conto che l’origine del proprio stato interiore non è il mondo esterno, ma interno.

L’orrore di sé, la nullità e il tutto

Nel giardino del Getsemani, Gesù chiede agli apostoli di vegliare mentre pregava, e loro si addormentano. Pietro assicura che non rinnegherà mai il Maestro, eppure lo rinnegherà tre volte prima che il gallo canti. Sotto la croce, l’unico apostolo presente è Giovanni. Gli altri sono dispersi e nascosti.

Sono episodi che, letti interiormente, narrano qualcosa di universale. Raccontano di quando, pur avendo buone intenzioni, ci addormentiamo nei momenti davvero importanti. Di quando rinneghiamo la nostra essenza pur di tutelarci. Di quando, nel lavoro interiore, ci accorgiamo di essere fragili, incoerenti e contraddittori.

Nel sistema di Gurdjieff, questa condizione viene chiamata “Orrore di sé”. È il momento in cui si scorge con chiarezza ciò che non funziona dentro di noi, senza più possibilità di nasconderlo, perché cadono le maschere, emergono le contraddizioni e le fragilità. È un passaggio duro, ma prezioso, perché proprio quando si sente la propria Nullità (termine usato da Gurdjieff), può aprirsi la possibilità di intuire il tutto.

L’orrore di sé è uno stato interiore che, per chi lavora su di sé, può diventare origine di grandi trasformazioni. Tuttavia, è un’esperienza che può manifestarsi anche nella vita di tutti i giorni: dopo un lutto, una crisi relazionale, o una situazione che ci mette radicalmente a confronto con la nostra vulnerabilità.

Chissà quale clima interiore si respirava nel luogo dove i discepoli si erano rifugiati dopo la morte di Gesù (GV 20:19). Avevano subito un lutto profondo, avevano rinnegato ciò in cui credevano, si erano nascosti. Da che cosa potevano essere abitati? Paura, dolore, terrore, incredulità, senso di colpa, smarrimento?

In termini mistici, potremmo dire che stavano vivendo una notte oscura. Non solo una crisi, ma una vera e propria purificazione, come l’ha descritta san Giovanni della Croce nel testo La notte oscura dell’anima: un processo in cui Dio stesso sembra assente, ma in verità sta preparando l’anima a un’unione più profonda. È un momento in cui tutte le certezze si spengono, in cui la mente e il cuore non trovano più appoggi, e si è costretti a procedere al buio, guidati solo da un desiderio interiore.
«In una notte oscura, con ansie, dal mio amor tutta infiammata […] uscii, né fui notata», scrive Giovanni in una delle sue strofe. È un passaggio segreto, silenzioso, invisibile. Solo chi ha sperimentato questa spoliazione può intuire che dietro l’assenza, si nasconde una presenza più pura.

Quella notte dei discepoli – come le nostre notti interiori – può essere letta così: non come una sconfitta, ma come un inizio. Una gestazione invisibile di qualcosa che ancora non si può vedere, ma che verrà alla luce nel suo tempo.

I Vangeli raccontano che Gesù disse (GV 16:7) “E’ bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi lo Spirito Santo; se invece me ne vado, lo manderò a voi”.

Per mettere bisogna prima togliere

Togliere cosa? Le illusioni, sicurezze e certezze della personalità (l’addormentamento collettivo del Getsemani, il rinnegare ciò in cui si crede e il dolore lancinante per la morte di Gesù) per mettere in luce il Vero Sé: ovvero lo Spirito Santo.

E se l’edificazione dello Spirito Santo iniziasse proprio da qui? Dal toccare con sincerità i propri limiti, dal sentirsi nullità. Non come atteggiamento di rinuncia o di colpa, ma come spazio vuoto, pulito, disponibile. Perché è da quel vuoto che può nascere un’intuizione nuova, che permette di vivere nel segno dell’autenticità.

A questo articolo seguirà un incontro che si terrà a Milano sabato 19 aprile 2025 dalle h. 17:30

Lascia un commento